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ENVIRONMENT AND OLD LANDSCAPE

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martedì 14 luglio 2015

LA VIGNA DI LEONARDO - NOTIZIA PESCATA NELLE RETE - REPUBBLICA DEL 14 LUGLIO 2015 - ARTICOLO DI LUCIA LANDONI



DALLA “REPUBBLICA” DEL 14 LUGLIO

DI LUCIA LANDONI

La vigna che Leonardo da Vinci coltivò a Milano torna in vita grazie ad alcune piantine sopravvissute alle vicissitudini della storia e a un gruppo di esperti che hanno svolto un lavoro a metà tra l'archeologia e la viticoltura. Il vigneto venne donato a Leonardo nel 1499 da Ludovico il Moro in persona come ricompensa per l’Ultima cena.
Le piante vennero curate dagli eredi del genio toscano fino alla Seconda guerra mondiale, ma nel '43 vennero quasi totalmente distrutte dall’incendio causato da un bombardamento. Non tutto andò perduto: alcune piante della storica vigna vennero salvate dall’architetto Piero Portaluppi e ora, in occasione di Expo 2015, stanno per essere nuovamente piantate nella loro collocazione originaria, nel giardino della Casa degli Atellani in corso Magenta, non lontano da Santa Maria delle Grazie e dal Cenacolo. Il progetto è curato dall’esperto di vini Luca Maroni in collaborazione con l’università Statale di Milano e Confagricoltura: i ricercatori dell’ateneo milanese hanno scoperto alcuni frammenti di radice di Vitis vinifera - che il test del dna ha permesso di identificare come Malvasia - tuttora vitali.
La tempistica prevede che entro la fine di febbraio la vigna leonardesca torni esattamente nella stessa collocazione del passato, documentata dalle foto risalenti agli anni Venti custodite dalla Fondazione Portaluppi(Lucia Landoni). 





la vigna di Leonardo nel 1920, fotografie di Antonio Paoletti (Fondazione PORTALUPPI )pi)





CASA DEGLI ATELLANI
On the land of the large San Vittore vineyard, beyond Porta Vercellina, the Duke of Milan Ludovico il Moro dreamed of building a residential neighbourhood where he could establish his most loyal followers. On the map of the city today traces of that dream can be found in via San Vittore and via Zenale; the only places that remain tanding more than five centuries later are the Basilica of Santa Maria delle Grazie, Leonardo’s Last Supper and Casa degli Atellani.
On the 25th of September 1490 Ludovico il Moro presented the noble Giacometto di Lucia dell’Atella, his knight and loyal squire, with the two neighbouring houses, one large and one small, that he had bought that summer for 6000 imperial lira from the heirs of a nobleman from Piacenza.
The Atellanis, or della Telas, were a family of diplomats and courtiers who were probably originally from Basilicata and moved north to the court of Moro and the Sforzas, over the course of the Fifteenth Century. The many frescoes found on the walls and the novellas of Matteo Bandello, the houses and the magnificent garden bear witness to the fact that they were at the centre of Milanese social life for the entire Sforza period. The Atellanis lived there until the Seventeenth Century, after which the houses changed hands a number of times from family to family: the counts Taverna, the Piancas and the Martini di Cigalas.
In 1823 the Piancas entrusted the Aspari architects with the radical neoclassical renovation of the facades, thanks to which the Casa degli Atellani appeared for the first time in Milanese tour guides. In 1919 the engineer and senator Ettore Conti became the new owner and intended to turn the properties into his home, despite the objections of Gianna Casati, his wife: "You don’t expect us to live in this hovel".


Conti entrusted his son-in-law Piero Portaluppi with the task. Portaluppi turned the two houses into a single house by knocking down the wall that divided the existing courtyards and creating a single entrance. Portaluppi knowingly combined his passions with the frescos that he discovered and he added to them and other findings that had lain hidden over five centuries. After three years of work, the new Casa degli Atellani was inaugurated in 1922, on occasion of the silver wedding anniversary of Ettore Conti and Gianna Casati. When the war ended Portaluppi managed the restoration and final transformation, work necessary following the serious bombings of the 13th and 16th of August 1943.

giovedì 9 luglio 2015

SPECIE PROGENITRICI ANCESTRALI - BETI PIOTTO - BIODIVERSITA'






FLORA GRECA BOODLEYANA
LAVANDA CRETA



specie progenitrici ancestrali delle specie coltivate

BIODIVERSITA’
NOTA INVIATA DA BETI PIOTTO  IN MATERIA DI
TUTELA DEI PARENTI SELVATICI DELLE SPECIE COLTIVATE

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In passato ho fatto parte di gruppi di lavoro degli Stati Generali (gruppo Sviluppo delle filiere agricole di qualità ecologica) e mi dispiace aver perso quest'occasione (sinceramente non sapevo che si stava lavorando al Manifesto per l'agroalimentare).  Ho sentito con interesse la descrizione del Manifesto, anche perchè sono un'agronoma.  Sintetizzo: breve, chiaro, diretto.  Mi è piaciuto.

Non ho potuto però trascurare lo stimolo che mi hanno provocato le parole della Prof. Claudia Sorlini sulle specie progenitrici ancestrali delle specie coltivate.

Noi siamo ciò che siamo e viviamo come viviamo perchè 10.000 anni fa nella Mezza Luna Fertile alcune donne hanno dato vita all'agricoltura e alcuni uomini, come continuità naturale alle attività di caccia (che iniziava a scarseggiare), addomesticarono determinati animali.  Vita sedentaria, abbondanza relativa di cibo, esplosione demografica, costituzione di città, costruzione di macchine agrarie poco trasportabili, creazione di classi sociali per la gestione di persone e risorse e, per concludere in bellezza, nascita di conflitti bellici organizzati.  Questo eravamo e, seppur con evoluzioni sostanziali, questo siamo a conseguenza dell'agricoltura. Nel bene e nel male.
Ora l'addomesticazione delle piante, che ha comportato continue e severe selezioni, ha portato gradualmente ad un impoverimento della variabilità genetica delle specie coltivate che le ha rese più produttive ma spesso vulnerabili ad avversità di vario tipo.  I fornitori di geni di resistenza a malattie, di adattabilità ai cambiamenti climatici, di tolleranza a siccità, salinità, innondazioni ecc. sono propi i parenti selvatici delle specie coltivate.  Quelli cioè che si sono evoluti autonomamente e sono "campati"  senza cure e aiuti e, comunque (o perciò!) sono arrivati a oggi robusti ed in salute con elevatissima adattabilità dovuta alla loro variabilità.
Questo concetto non è intuitivo ed è perciò poco sentito dal pubblico.  Spesso, e non a caso,  i parenti selvatici condividono le stesse aree delle specie coltivate ma poichè somigliano a "erbacce" vengono eliminati; altri parenti selvatici hanno un valore alimentare di per se e quindi vengono raccolti in modo eccessivo.   Per mille motivi lunghi da citare questi  serbatoi viventi di diversità genetica sono in molti casi pesantamente  minacciati.  Per fare un esempio banale, i parenti selvatici della famiglia dei cavoli sono adorati da pecore e capre che, nel mangiarli, non si pongono ovviamente il problema....
Un'azione di ricognizione ed identificazione, scientificamente solida, è iniziata in Italia ma occorre una tutela seria ed un'informazione al grande pubblico che è ormai generalmente capace di recepire ciò che serve alla propria sopravvivenza.

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Beti Piotto 
ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
Dipartimento Difesa della Natura NAT BIO  www.isprambiente.it
Via Brancati 60    00144 Roma   Tel 06 50074596  Fax  06 50074618
beti.piotto@isprambiente.it

TEOSINTE: PROGENITORE SELVATICO DEL MAIS






IL FREGIO DI GIOVANNI DA UDINE ALLA FARNESINA CON LE PANNOCCHIE DI MAIS



VEDI FILMATO










LA NOTIZIA 



Disertación de Beti Piotto sobre «La domesticación de las plantas y animales: desde el neolítico una revolución pacífica para una vida más fácil»

El pasado jueves 18 de febrero, la ingeniera agrónoma Beti Piotto, participó al encuentro literario y científico denominado «La domesticación de las plantas y animales: desde el neolítico una revolución pacífica para una vida más fácil» en el Instituto Superior para la Protección Ambiental (ISPRA) de la ciudad de Roma.
Las especies cultivadas, así como las conocemos actualmente, con características útiles y apreciadas como por ejemplo elevada productividad o buen sabor, son el producto de un proceso de domesticación de plantas espontáneas iniciado independientemente en varios puntos del planeta en un período que va desde 12.000 a 3.000 años atrás. Si bien con técnicas diferentes respecto al pasado, la domesticación puede ser considerada como una actividad aún vigente en cuanto el mejoramiento genético de plantas y animales es la fase conclusiva de la domesticación.
La domesticación de plantas y animales, que ha establecido el nacimiento de la agricultura y una vida sedentaria, ha sido la transición cultural, social y tecnológica más importante de la historia de la humanidad porque de ella nace, para bien y para mal, nuestro actual esquema social y estilo de vida.
Esta epopeya fascinante del camino del hombre ha inspirado el libro para chicos Terra tra le mani, de Cristiana Pezzetta con ilustraciones de Gioia Marchegiani, que ha sido presentado durante el encuentro. La ingeniera agrónoma Beti Piotto ha disertado sobre la decisiva influencia de la agricultura para la definición de la vida actual.
La presencia de un público muy heterogéneo constituido por investigadores, operadores en áreas protegidas, artistas gráficos, animadores infantiles, traductores en el campo de la arqueología, maestras, expertos en nutrición, profesores universitarios y un grupo de 20 alumnos de quinto grado ha permitido una interacción muy vivaz y estimulante. De este modo se demuestra que aún los temas más delicados y decisivos se pueden compartir y discutir con todos en modo simple, accesible y divertido.



www.youtube.com/watch?v=UkxZ66ttNSc






BETI PIOTTO

 BETI PIOTTO

LA GENZIANA
DI BETI PIOTTO