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ENVIRONMENT AND OLD LANDSCAPE

BENVENUTI NEL BLOG DI TERREALTE.ORG DEDICATO AL PAESAGGIO - QUI TROVERETE UNA RACCOLTA DI FOTO SUL PAESAGGIO ITALIANO ANTICO (ARCHEOLOGIA DEL PAESAGGIO E BOTANICA) IN PARTICOLARE SULLE VITI MARITATE (OLD LANDSCAPE )

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martedì 17 settembre 2013

VITE MARITATA ICONOGRAFIA EBBREZZA DI NOE ED OTTONE ROSAI

EBBREZZA DI NOE' DI JACOPO CHIMENTI
XVI SECOLO
UFFIZI
SI TRATTA CON TUTTA EVIDENZA DI VITE MARITATA SULLO SFONDO



OTTONE ROSAI
PAESAGGIO INVERNALE
(VITI MARITATE)



VITI MARITATE FOTO VARIE


VITE MARITATA DA SITO FIGLINE VAL D'ARNO




AZIENDA AGRICOLA CASTEL SAN PIETRO (SABINA)
PRODUCE UN VINO CON VITE MARITATA


UN TESTO INTERESSANTE

DAL BLOG

ECOMUSEO COLLI DEL TEZIO

(UMBRIA)

Il paesaggio della zona dell’Ecomuseo Colli del Tezio e il paesaggio rurale umbro altro non sono che il risultato di una lunga serie di interazioni tra fattori umani e naturali e il frutto di una serie di attività antropiche succedutesi negli ultimi secoli. Negli ultimi decenni il progressivo abbandono delle zone meno produttive da una parte o la specializzazione agricola (con la scomparsa delle forme di conduzione tradizionali come la mezzadria), hanno agito sul paesaggio, in diversa misura e per ciascun ambito spaziale, trasformandolo profondamente e in maniera rapida e irreversibile. 
Già negli anni sessanta Henri Desplanques, parlando delle campagne umbre, notava che “Il crollo del sistema mezzadrile rispecchia e materializza il rinnovamento sociale e culturale della nuova Italia, dove niente è più come prima”, tanto che gli aspetti rivoluzionari di questo mutamento sono stati tali da scuotere e modificare “le persone, le società, i quadri naturali e i rapporti sociali e produttivi”. Se da un lato l’affermarsi della mezzadria aveva sapientemente costruito il paesaggio della coltura promiscua “con i filari e gli alberi da frutto in mezzo ai seminativi”, dove un’agricoltura intensiva e di sussistenza non lasciava spazi all’incolto e stratificava la produzione su livelli sovrapposti, la specializzazione agricola (affermatasi successivamente grazie allo sviluppo della tecnologia e in conseguenza delle nuove regole di mercato), la meccanizzazione e l’agricoltura estensiva, il mutare quindi degli ordinamenti colturali ne hanno determinato la disgregazione: sono così progressivamente scomparse scarpate e ciglioni, sono state abbattute le grandi querce e ovunque si è diffusa la monocoltura cerealicola.
E’ questo il nesso di causa ed effetto tra il paesaggio e i cambiamenti verificatisi all’interno del sistema produttivo agricolo italiano e della struttura sociale del lavoro nelle campagne: abbandono, specializzazione, contoterzismo sono gli elementi caratterizzanti un settore primario fondato sulla logica del profitto e all’interno del quale sembra irrimediabilmente venuta meno la preoccupazione per “la conservazione e miglioramento di un patrimonio lasciato dalle generazioni precedenti”. Con logica opposta ma convergente, il paesaggio agrario subisce anche l’impatto di estesi fenomeni di abbandono dell’attività agricola delle aree marginali (a favore di quelle più fertili e redditizie) e di conseguente rinaturalizzazione da parte del bosco, fenomeni legati al forte spopolamento che ha caratterizzato l’area collinare negli ultimi cinquant’anni, alla debolezza del sistema socio-economico, alle mutate condizioni di operatività e redditività delle aziende agricole.
In Umbria, d’altro canto, la grande varietà di “paesaggi” sembra sopravvivere anche in relazione ai differenziati ambiti subregionali (i bacini quaternari con il loro mosaico di terreni agrari, l’alta collina flyscioide, la montagna calcarea). Il territorio è ancora caratterizzato da una molteplicità di aspetti naturali e umani che si integrano mirabilmente tra loro, disegnando un paesaggio di particolare pregio ambientale, ma anche ricco di storia. Piccoli villaggi e ruderi di castelli, arroccati sui fianchi dei monti, scrutano la vallata sottostante solcata da filari di salici e pioppi cipressini che si sviluppano lungo un torrente. I diversi appezzamenti dei campi coltivati, dei pascoli e seminativi sono talvolta ancora delimitati da stradine di campagna, da siepi naturali e da antichi muretti a secco; al loro interno ogni tanto troviamo ancora le querce “camporili”, cioè alberi isolati, generalmente querce, lasciati storicamente per il riparo dei pastori e degli animali dal calore estivo. Senza dimenticare la rete di case coloniche distribuite nel territorio.
Nel territorio dell’Ecomuseo Colli del Tezio, con visione a grande scala, la compresenza di forme vecchie e nuove sembra appena percettibile; in particolare la collina rappresenta l’ambito spaziale a più alto tasso di conservazione nella irregolare alternanza di lembi di bosco, oliveti e vigneti, terrazzamenti con muri a secco e campi nudi con querce camporili. Ma per quanto tempo ancora?
Si è qui descritta una serie di aspetti fondamentali del paesaggio regionale, quelli che ne delineano la sua identità, sia quelli storico-architettonici che naturalistico-ambientali. Valori “diffusi”, come le querce camporili, le siepi e i filari, esito di specifiche modalità di organizzazione dello spazio rurale e del lavoro umano, sono sempre più minacciate: è in atto una lenta e progressiva scomparsa della rete di muretti a secco presenti in collina e una progressiva rarefazione degli elementi “camporili” che formavano il tessuto diffuso al centro dei poderi, cioè la componente arborea in pianura (querce camporili, viti maritate, alberi di confine), contribuendo alla scomparsa di alcuni degli elementi principali di varietà del paesaggio rurale.
La qualità del paesaggio agrario rappresenta una ricchezza per le nostre aree rurali. Le trasformazioni del paesaggio possono incidere sulla capacità di attrattiva del territorio e sulle sue possibilità di valorizzazione. Per tale motivo è importante essere coscienti di questo patrimonio, conoscerlo per difenderlo e farlo apprezzare da chi verrà dopo di noi.
Antonio Brunori
Dottore Forestale e Docente a contratto di
Selvicoltura e Assestamento Forestale
Università degli Studi di Perugia
In collaborazione con Luana Ilarioni,
dottoranda in Arboricoltura,
Università di Perugia


giovedì 12 settembre 2013

VERSOALN VITE ANTICA DI PRISSIANO BZ


VERSOALN
LA VITE PIU’ ANTICA?
PRISSIANO- TESIMO (MERANO)
BOLZANO

SI DICE che sia stata piantata dagli ultimi Schlandersberg proprietari del castello, agli inizi del XV SECOLO Si hanno le prime testimonianze del vitigno in alcuni documenti risalenti al 1660.
 Ricerche condotte dall'UNIVERSITA' DI GOTTINGA hanno stabilito un'età approssimativa di 350 anni, che fa di Versoaln FRA LE  vitI più vecchiE D'EUROPA E della Terra. Un'altra vite con datazione COMPARABILE si trova presso MARIBOR, in SLOVENIA, ed è nota con il nome Stara Trta ("vecchia vite").
è ritenuta essere anche la più grande del continente: i suoi rami coprono infatti circa 350 metri quadri di PERGOLATO
Dalla sua uva , POCHI QUINTALI, si produce un VINO BIANCO che porta lo stesso nome della pianta, prodotto in  bottiglie numerate, acquistabili direttamente presso il castello. Esso viene descritto come NETTARE DEGLI DEI, di colore verdognolo, gradevole al palato con gusto leggermente fruttato, struttura delicata e una spiccata e fresca ACIDITA'.
Tale vitigno è sopravvissuto alla fillossera della vite del secolo scorso ma circa 50 m2 sono stati danneggiaTI.

La cura colturale è demandata alla scuola professionale per la frutticoltura, viticoltura e floricoltura LAIMBURG di ORA, VICINO BOLZANI, un polo scientifico d'eccellenza nell'ambito dell'agricoltura e della viticoltura in Alto Adige.[ Dal 2006 i giardini di castel Trauttmansdorff ne hanno assunto la tutela.



VILLA DEI QUINTILI NUOVA INAUGURAZIONE RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO






Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e della 




INAUGURAZIONE  DEL  GIARDINO  DEI  PATRIARCHI  DELL’UNITA’  D’ITALIA
 




Il giorno 27 settembre 2013, presso la Villa dei Quintili, in via Appia Nuova n. 1092, si terrà la cerimonia di inaugurazione del Giardino dei Patriarchi dell’Unità d’Italia, un giardino davvero speciale, dove sono conservati i “gemelli” degli alberi monumentali più significativi di tutte le regioni d’Italia.
Il progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione fra la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, Arpa Emilia-Romagna, Ispra ed il Comitato per la Bellezza di Roma, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e della Regione Emilia-Romagna.

La cerimonia di inaugurazione è realizzata CON L’ADESIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA e avrà inizio alle ore 11:00. Seguirà per gli interessati una visita alla                             Villa e all’Antiquarium.

Villa dei Quintili, in via Appia Nuova n. 1092, Roma.



LA REPUBBLICA 18 SETTEMBRE 2013

SARA GRATTOGGI









                                IL PROF. GODART IN VISITA ALLA
 VILLA DEI QUINTILI IL 30 SETTEMBRE 2014

lunedì 9 settembre 2013

VITE MARITATA ANNA LESOVA MAR NERO SOCHI ANNA LESOVA MARCELLO SPANO'

L'AMICO E COLLABORATORE MARCELLO SPANO' (RICERCATORE DELL'ENEA MANDA 4 FOTO MOLTO INTERESSANTI SCATTATE A SOCI SUL MAR NERO,  Federazione Russa, dalla Dr.ssa Anna Lesova, medico dell’Università di Kharkiv (Ucraina) che collabora a un progetto europeo a coordinamento danese in cui è coinvolto il DR. SPANO' e l’ENEA;

viene ritratta una vite maritata con un fico

SONO FOTO MOLTO IMPORTANTI E VI DAREMO CONTO DI TUTTE LE INFORMAZIONI.

PER ORA BASTI DIRE:

1) LAVITE MARITATA VIENE SENZ'ALTRO COME SISTEMA DI ALLEVAMENTO ANTICO DA QUELLA ZONA DEL PIANETA;


2) I PIU' ANTICHI RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI  DI VINO, VITE, E TESTIMONIANZE CERTE DELLA VINIFICAZIONE PIU' ANTICA IN VASI DI TERRACOTTA DELLA STORIA PROVENGONO DALLA GEORGIA CIOE' DA QUELLA ZONA





VITE MARITATA A FICO





VITE MARITATA A FICO


VITE MARITATA A FICO