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ENVIRONMENT AND OLD LANDSCAPE

BENVENUTI NEL BLOG DI TERREALTE.ORG DEDICATO AL PAESAGGIO - QUI TROVERETE UNA RACCOLTA DI FOTO SUL PAESAGGIO ITALIANO ANTICO (ARCHEOLOGIA DEL PAESAGGIO E BOTANICA) IN PARTICOLARE SULLE VITI MARITATE (OLD LANDSCAPE )

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giovedì 5 febbraio 2015

VITIGNI ANTICHI SARDEGNA




SCHIAVI INTENTI ALLA SPREMITURA DELL'UVA
MUSEO ARCHEOLOGICO VENEZIA



NOTIZIA SPEDITA DA LETTORE


FONTE: WINEPOINT ENOTECA ON LINE



Vino, scoperto in Sardegna il vitigno più antico del Mediterraneo occidentale
Semi di vernaccia e malvasia risalenti a circa tremila anni fa ritrovati nel pozzo che faceva da 'frigorifero' a un nuraghe nelle vicinanze di Cabras. La prova del carbonio 14 effettuata dal Centro conservazione biodiversità dell'Università di Cagliari conferma la datazione e fa ritenere che la coltura della vite nell'Isola fosse conosciuta sin dall'età del bronzo
Una scoperta che riscrive la storia della viticultura dell'intero Mediterraneo occidentale. A farla gli studiosi dell'Università di Cagliari. L'équipe archeobotanica del Centro Conservazione Biodiversità (CCB), guidata dal professor Gianluigi Bacchetta, ha rinvenuto semi di vite di epoca Nuragica, risalenti a circa 3000 anni fa. E ha avanzato l'ipotesi che in Sardegna la coltivazione della vite non sia stata un fenomeno d'importazione, bensì autoctono.
Sino ad oggi, infatti, i dati archeobotanici e storici attribuivano ai Fenici, che colonizzarono l'isola attorno all'800 a.C., e successivamente ai Romani, il merito di aver introdotto la vite domestica nel Mediterraneo occidentale. Ma la scoperta di un vitigno coltivato dalla civiltà Nuragica dimostra che la viticoltura in Sardegna era già conosciuta: probabilmente ebbe un'origine locale e non fu importata dall'Oriente. A suffragio di questa ipotesi, il gruppo del CCB sta raccogliendo materiali in tutto il Mediterraneo: dalla Turchia al Libano alla Giordania si cercano tracce per verificare possibili "parentele" tra le diverse specie di vitigni.
La ricerca. Nel sito nuragico di Sa Osa, nel territorio di Cabras, nell'Oristanese (non lontano dal luogo del ritrovamento dei Giganti di Mont'e Prama), la squadra di archeobotanici del professor Bacchetta, grazie alla collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano, ha trovato oltre 15.000 semi di vite, perfettamente conservati in fondo a un pozzo che fungeva da 'paleo-frigorifero' per gli alimenti. "Si tratta di vinaccioli non carbonizzati, di consistenza molto vicina a quelli 'freschi' reperibili da acini raccolti da piante odierne - spiega Bacchetta - . Grazie alla prova del Carbonio 14 i semi sono stati datati intorno a 3000 anni fa (all'incirca dal 1300 al 1100 a. C.), età del bronzo medio e periodo di massimo splendore della civiltà Nuragica".
Gli archeosemi ritrovati e analizzati sono quelli della Vernaccia e della Malvasia, varietà a bacca bianca coltivate proprio nelle aree centro-occidentali della Sardegna. "Affermare che la viticoltura in Occidente sia nata nell'Isola sarebbe esagerato - spiega ancora Bacchetta - e non sarebbe supportabile in base alle evidenze scientifiche attuali. Quello che è certo, però, è che la vite in Sardegna non è stata portata dai Fenici, che in Libano già la coltivavano ancor prima dell'età Nuragica. Più che un fenomeno di importazione, dunque, noi pensiamo che in Sardegna si sia verificata quella che noi chiamiamo 'domesticazione' in loco di specie di vite selvatiche, che ancora oggi sono diffuse ampiamente in tutta la Sardegna. Va tenuto conto, però, che i Nuragici erano un popolo molto attivo negli scambi commerciali e hanno avuto contatti anche con altre civiltà, come quella cretese o di Cipro, che conoscevano la vite".
La scoperta è il frutto di oltre 10 anni di lavoro condotto sulla caratterizzazione dei vitigni autoctoni della Sardegna e sui semi archeologici provenienti dagli scavi diretti dagli archeologi della Soprintendenza e dall'Università di Cagliari. I risultati sono giunti anche grazie all'innovativa tecnica di analisi d'immagine computerizzata messa a punto dai ricercatori del Ccb in collaborazione con la Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia. L'analisi sfrutta particolari funzioni matematiche che analizzano le forme e le dimensioni dei vinaccioli (semi di vite), mettendo a confronto i dati morfometrici dei semi archeologici con le attuali cultivar e le popolazioni selvatiche della Sardegna. Ciò ha permesso di scoprire che questi antichissimi semi erano appartenuti alle varietà coltivate mostrando, come visto, una relazione parentale anche con quelle silvestri che crescono spontanee sull'Isola.
"Adesso abbiamo la prova scientifica che i Nuragici conoscessero la vite domestica e la coltivassero - spiega Andreino Addis, presidente di Assoenologi Sardegna. Una buona occasione per rilanciare in grande stile la viticoltura sarda, che pesa ancora troppo poco sul piano nazionale".
Questi semi di vite provenienti dal passato sono dunque un patrimonio prezioso per valorizzare le produzioni vitivinicole doc e dei vitigni in via di sparizione. Che poi è lo scopo per cui L'Università di Cagliari è scesa dalla cattedra e si è calata nel territorio: "Da anni diciamo che la ricerca scientifica può aiutare molto le produzioni locali - conclude Bacchetta - e avere importanti ricadute economiche. Caratterizzare un prodotto, conoscerne le origini costituiscono elementi essenziali per riuscire a dare un valore aggiunto. Di fatto stiamo operando di comune accordo con numerose cantine sociali che credono nel nostro lavoro. E cerchiamo di dare il nostro contributo concreto allo sviluppo economico della Sardegna".




martedì 3 febbraio 2015

COSA SONO GLI ALBERI MONUMENTALI - ISTITUZIONE DELL'ELENCO ALBERI MONUMENTALI - CENSIMENTO


BOSCO S.ANTONIO

IN SEGUITO ALL'APPROVAZIONE DELLA LEGGE E' STATO EMANATO IL DM CHE REGOLA LE ATTIVITA' DA FARSI PER IL CENSIMENTO : UN RISULTATO MOLTO IMPORTANTE CE NE SIAMO GIA' OCCUPATI : ALBERI MONUMENTALI




ORA IL DM ATTUATIVO:

D.M. 23 ottobre 2014 
Istituzione dell'elenco degli alberi monumentali d'Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento. 

OMISSIS..........
I

ARt. 3. Censimento degli alberi monumentali
1. Entro il 31 luglio 2015, i comuni, sotto il coordinamento delle regioni, provvedono ad effettuare il censimento degli alberi monumentali ricadenti nel territorio di loro competenza; entro il 31 dicembre dello stesso anno, le regioni provvedono a redigere gli elenchi sulla base delle proposte provenienti dai comuni. Qualora presso le regioni siano già istituiti degli elenchi regionali ai sensi della normativa regionale di tutela e valorizzazione degli alberi monumentali, tali elenchi sono revisionati, accertando, attraverso apposite verifiche sugli esemplari già censiti, che sussista rispondenza ai criteri e metodi indicati nel presente decreto.
2. Il censimento sarà realizzato dai comuni stessi sia mediante ricognizione territoriale con rilevazione diretta e schedatura del patrimonio vegetale sia a seguito di recepimento, verifica specialistica e conseguente schedatura delle segnalazioni provenienti da cittadini, associazioni, istituti scolastici, enti territoriali, strutture periferiche del Corpo forestale dello Stato - Direzioni regionali e Soprintendenze competenti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.




Art. 4. Definizione di albero monumentale
1. Ai sensi dell'art. 7, comma 1, della legge 14 gennaio 2013, n. 10, si intende per «albero monumentale»:
a) l'albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l'albero secolare tipico, che possano essere considerati come rari esempi di maestosità e longevità, per età o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, ovvero che rechino un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali;
b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani;
c) gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private.
2. Ai fini dell'individuazione degli alberi monumentali singoli o delle formazioni vegetali monumentali di cui al comma 1, lettera b), si considerano gli esemplari appartenenti sia a specie autoctone - specie naturalmente presenti in una determinata area geografica nella quale si sono originate o sono giunte senza l'intervento diretto, intenzionale o accidentale, dell'uomo - che alloctone - specie non appartenenti alla flora originaria di una determinata area geografica, ma che vi sono giunte per l'intervento, intenzionale o accidentale, dell'uomo -.

Art. 5. Criteri di monumentalità
1. I criteri di attribuzione del carattere di monumentalità, sono i seguenti:
a) pregio naturalistico legato all'età e alle dimensioni: aspetto strettamente legato alle peculiarità genetiche di ogni specie ma anche alle condizioni ecologiche in cui si trovano a vivere i singoli esemplari di una specie. Il criterio dimensionale, che riguarda la circonferenza del tronco, l'altezza dendrometrica, l'ampiezza e proiezione della chioma, costituisce elemento di filtro nella selezione iniziale ma non è imprescindibile qualora gli altri criteri siano di maggiore significatività. A tale proposito, i valori soglia minimi della circonferenza sono individuati mediante appositi atti. Importante nella valutazione è l'aspetto relativo alla aspettativa di vita dell'esemplare, che dovrà essere affrontato evitando di inserire nel rilevamento situazioni compromesse in misura irreversibile sia sotto il profilo fitosanitario che statico, questo valutato mediante l'utilizzo delle metodologie in uso;
b) pregio naturalistico legato a forma e portamento: la forma e il portamento delle piante è alla base del loro successo biologico e anche dell'importanza che ad essi è stata sempre attribuita dall'uomo nel corso della storia. Tali criteri hanno ragione di essere presi in considerazione, in particolare, nel caso di esemplari cresciuti in condizioni ambientali ottimali (es. condizioni di optimum ecologico, assenza di potature errate, forma libera perfetta per la specie) o particolari (es. presenza di vento dominante) o per azioni dell'uomo (es. potature) che possano aver indotto forma o portamento singolari ad essere meritevoli di riconoscimento;
c) valore ecologico: è relativo alle presenze faunistiche che su di esso si insediano, con riferimento anche alla rarità delle specie coinvolte, al pericolo di estinzione ed al particolare habitat che ne garantisce l'esistenza. L'albero può rappresentare un vero e proprio habitat per diverse categorie animali in particolare: entomofauna, avifauna, micro-mammiferi. Tale prerogativa si riscontra soprattutto in ambienti a spiccata naturalità, dove la salvaguardia di queste piante rappresenta elemento importante per la conservazione di specie animali rare o di interesse comunitario;
d) pregio naturalistico legato alla rarità botanica: si riferisce alla rarità assoluta o relativa, in termini di specie ed entità intraspecifiche. A tale riguardo si considerano anche le specie estranee all'area geografica di riferimento, quindi esotiche, e alle specie che, seppur coerenti in termini di areale di distribuzione, sono poco rappresentate numericamente;
e) pregio naturalistico legato all'architettura vegetale: riguarda particolari esemplari o gruppi organizzati in architetture vegetali basate su di un progetto architettonico unitario e riconoscibile, in sintonia o meno con altri manufatti architettonici. Le architetture vegetali sono caratterizzate da una notevole complessità derivante dai rapporti esistenti con gli elementi architettonici a cui si associano e con il contesto più generale in cui sono inserite. Si tratta spesso di ville e parchi storici di notevole interesse storico, architettonico e turistico, ma anche di architetture vegetali minori di interesse rurale. Il criterio di cui alla presente lettera è verificato e valutato d'intesa con la Soprintendenza territorialmente competente del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;
f) pregio paesaggistico: considera l'albero come possibile elemento distintivo, punto di riferimento, motivo di toponomastica ed elemento di continuità storica di un luogo. Trattasi di un criterio di sintesi dei precedenti, essendo il paesaggio, per sua definizione, costituito da diverse componenti: quella naturale, quella antropologico-culturale e quella percettiva. Il criterio di cui alla presente lettera è verificato e valutato d'intesa con la Soprintendenza territorialmente competente del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;
g) pregio storico-culturale-religioso: è legato alla componente antropologico-culturale, intesa come senso di appartenenza e riconoscibilità dei luoghi da parte della comunità locale, come valore testimoniale di una cultura, della memoria collettiva, delle tradizioni, degli usi e costumi. Riguarda esemplari legati a particolari eventi della storia locale, tradizioni, leggende, riferimenti religiosi, ecc. Tale valenza è generalmente nota a livello locale e si tramanda per tradizione orale o è riscontrabile in iconografie, documenti scritti o audiovisivi. Il criterio di cui alla presente lettera è verificato e valutato d'intesa con la Soprintendenza territorialmente competente del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
2. Nella applicazione dei suddetti criteri, da utilizzare, anche in modo alternativo, sarà assicurato un approccio attento al contesto ambientale, storico e paesaggistico in cui l'albero insiste.

venerdì 16 gennaio 2015

OSSERVATORIO NAZIONALE PAESAGGIO RURALE - CRITERI E DEFINIZIONI



Decreto n. 17070 del 19 novembre 2012


ISTITUZIONE    DELL'OSSERVATORIO
NAZIONALE     DEL  PAESAGGIO   RURALE,  DELLE  PRATICHE   AGRICOLE  E CONOSCENZE  TRADIZIONALI: COSA E' IL PAESAGGIO RURALE


a)   «paesaggio  rurale tradizionale e di interesse storico»  indica porzioni di territorio classificato come rurale  e/o elementi lineari o puntuali,  che pur  continuando il loro processo   evolutivo   conservano   evidenti   testimonianze    della  loro  origine   e  della  loro storia,             mantenendo     un   ruolo    nella    società    e   nell'economia.      Essi    comprendono ordinamenti   colturali,   manufatti   ed nsediamenti,   di uso  agricolo,   forestale   e  pastorale, che mostrano  caratteristiche   di tradizionalità  o interesse  storico;
b)    «paesaggio   da  recuperare»   indica  un  paesaggio   rurale  tradizionale   e  di  interesse
storico  interessato   da  fenomeni   di  degrado  o  di  abbandono     per  il  quale  m  virtù  del particolare  valore  espresso  si rende opportuno  un intervento  di recupero;
e)    «pratiche   tradizionali»    indica   sistemi   complessi   basati   su  tecniche   ingegnose   e
diversificate,   basate   sulle  conoscenze   locali   espresse   dalla   civiltà   rurale,   che  hanno fornito   un  contributo    importante   alla  costruzione   ed  al  mantenimento    dei  paesaggi tradizionali  ad esse associati.  Esse rappresentano  il risultato  del continuo  adattamento  alle diverse   e  mutevoli   condizioni   storiche   ed  ambientali   del  paese,   fornendo   molteplici prodotti  e servizi,  contribuendo  alla qualità della vita delle popolazioni;
d)    «conoscenze   tradizionali»   indica  aspetti  immateriali   quali  forme  linguistiche,  valori
spirituali   e  culturali,   cerimonie   e  tradizioni   popolari,   fiabe  e  leggende,   conoscenze   e tecniche  pratiche,conoscenze      naturalistiche   e  ambientali   relative   alle  attività  agricole, forestali  e pastorali,  alle forme insediative  e alle forme di conduzione  agraria;
e)    «comunità»   indica  individui,   persone,   associazioni   ovvero   gruppi  organizzati   che
praticano,   valorizzano,     sostengono     trasmettono     di   generazione     in   generazione conoscenze   e pratiche  tradizionali  o attività  che costituiscono   parte  integrante  della  loro identità  culturale  in ambito  rurale;
f)    «Ministro»  indica  il Ministro  delle politiche  agricole  alimentari  e forestali;
g)    «Ministero»  indica  il Ministero  delle politiche  agricole  alimentari  e forestali;
h)    «Dipartimento»   indica  il Dipartimento  delle politiche  europee  e internazionali   e dello sviluppo  rurale del Ministero  delle politiche  agricole  alimentari  e forestali.



 :

e questi sono i criteri:


CRITERI PER LA CANDIDATURA DELLE AREE DEL REGISTRO NAZIONALE
DEL PAESAGGIO RURALE STORICO
CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE

Il registro nazionale dei paesaggi rurali storici è espressamente dedicato ai paesaggi rurali. Rispetto ai paesaggi e alle bellezze naturali, come definite dalla Legge 1497 del 1939, i paesaggi rurali storici fanno rifermento alla grande famiglia dei paesaggi culturali che il geografo americano Carl Sauer nel 1923 così definisce: “Il paesaggio culturale è creato attraverso la trasformazione di un paesaggio naturale operato da un gruppo culturale.
La cultura è lo strumento, l’ambiente naturale è il mezzo, il paesaggio culturale, è il risultato”.
A questa definizione, ma più propriamente per la storia del paesaggio agrario italiano, si affianca quella di Emilio Sereni del 1961: “..quella forma che l’uomo, nel corso ed ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale..”.
Più in generale , nel documento tematico sul paesaggio redatto per il PSN 2007-13, il paesaggio rurale, comprensivo degli aspetti agricoli, forestali, pastorali ed insediativi, è definito come il risultato dell’integrazione fra processi economici, sociali ed ambientali nello spazio e nel tempo.
Rispetto ad altre istituzioni internazionali rivolte alla tutela del paesaggio quali l’UNESCO WHL, ed anche i GIAHS della FAO, il registro nazionale del paesaggio rurale storico si caratterizza per mettere al centro i paesaggi creati dalle attività agricole, forestali e pastorali nel corso della storia. Questo li differenzia rispetto ai valori più genericamente definibili come culturali (vedi UNESCO categoria “Cultural Landscapes”) o naturalistici (vedi sempre UNESCO WHL, categoria “Natural Properties”) e le aree protette nazionali, incluse quelle della rete europea NATURA 2000.
Si tratta quindi di paesaggi che “sono presenti in un determinato territorio da lungo tempo, anche molti secoli, e che risultano stabilizzati, o evolvono molto lentamente.
Essi sono generalmente legati all'impiego di pratiche e tecniche caratterizzate da un ridotto impiego di energie sussidiarie esterne, sia in termini di meccanizzazione, irrigazione, che di concimazioni chimiche e di agrofarmaci, con la presenza di ordinamenti colturali caratterizzati da lunga persistenza storica e forti legami con i sistemi sociali ed economici locali che li hanno prodotti.
La loro presenza, o lenta evoluzione, mostra una significativa armonia integrativa tra aspetti produttivi, ambientali e culturali di una data area o regione”.
Tale concetto può estendersi anche ai paesaggi forestali, i quali nel nostro paese sono anch’essi legati alle dinamiche storiche e quindi sono il prodotto di pratiche tradizionali e forme di gestione che hanno modificato le condizioni di densità, struttura e composizione specifica tipiche delle formazioni naturali.
In conseguenza di quanto sopra, i criteri di selezione dei paesaggi storici tengono presente le caratteristiche di storicità del paesaggio associati alla permanenza di pratiche tradizionali che li determinano, impiegando i concetti di “significatività” , “integrità” e “vulnerabilità” per valutare le loro caratteristiche in merito all’inclusione nel registro.
Trattandosi di paesaggi strettamente legati alle attività agricole, forestali e pastorali, per loro natura caratterizzate da una continua evoluzione, l’inclusione nel Registro prevede non solo l’accertamento delle caratteristiche sopra indicate, ma anche indicazioni relative agli indirizzi gestionali per la loro conservazione ed una valutazione del loro stato di integrità. 2


ATTIVITA’ CHE PRECEDONO LA CANDIDATURA.
Prima dell’invio della proposta formale redatta secondo i criteri indicati dettagliati di seguito, è richiesto l’invio di una scheda di segnalazione (allegato n.1) che possa essere preventivamente vagliata. Solo dopo la risposta positiva in merito alla segnalazione si potrà avviare la procedura di compilazione della proposta di candidatura.
La scheda dovrà contenere le seguenti informazioni:
a) Nome del paesaggio proposto
b) Ubicazione, estensione, comuni interessati
c) Stato attuale della proprietà fondiaria
d) Descrizione degli elementi di significatività del paesaggio storico
e) Descrizione delle pratiche tradizionali
f) Descrizione dell’integrità
g) Descrizione degli elementi di vulnerabilità
h) Documentazione fotografica

La scheda di segnalazione è di circa 6000 caratteri spazi inclusi (Word , carattere TNR 12)

ATTIVITÀ PRELIMINARI ALLA PRESENTAZIONE DELLA RICHIESTA DI RICONOSCIMENTO
1 - definizione di un comitato che organizzi la proposta (non appena l’ONP avrà vagliato positivamente la scheda di segnalazione)
2 – nomina di un coordinatore della proposta
3 – compilazione di una lista di supporter o stakelholders (imprese agricole, associazioni locali, istituzioni, ecc.); in questo contesto il ruolo degli imprenditori agricoli e delle aziende è fondamentale nella composizione della lista.

INDICAZIONI OPERATIVE PER LA REDAZIONE DELLA CANDIDATURA
Il dossier di candidatura deve contenere le informazioni ed i materiali di seguito elencati:
1 – Motivazioni di carattere generale.
Devono essere preliminarmente indicati i motivi per cui secondo i proponenti l’area merita di essere inserita nel registro nazionale dei paesaggi rurali storici.
2 – Identificazione dell’area oggetto della candidatura.
Devono essere precisati confini ed estensione dell’area definibile come paesaggio rurale storico. Oltre ad aree in cui il paesaggio assume esclusivamente le caratteristiche che stanno alla base della proposta di candidatura, è possibile inserire porzioni di territorio in cui esso è stato variamente modificato, in modo tale da costituire un’area dotata di omogeneità e contiguità territoriale. In ogni caso, però, la superficie occupata dal paesaggio rurale storico deve essere superiore al 50% dell’area totale proposta e devono essere descritte e individuate geograficamente le singole parti dell’area che esso occupa. A questo proposito vanno tenute presenti le indicazioni fornite per la classificazione della integrità.
3 – Descrizione della significatività. (Minimo 4-5 cartelle, formato word, times new roman 12).
Con il concetto di significatività, utilizzato per la selezione delle aree, non si è inteso riprendere integralmente quanto descritto dalla convenzione UNESCO, che prende a riferimento “l’eccezionale valore universale” dei siti proposti, con un’ampia casistica di elementi da considerare. Nel caso del registro nazionale del paesaggio rurale storico sarà considerato il loro valore a livello nazionale, anche se l’importanza di alcuni dei paesaggi rilevati sicuramente trascende i confini nazionali assumendo un valore universale.
La significatività storica in generale dovrà essere definita con riferimento a:
- assetto insediativo e infrastrutturale (rete viaria, rete idraulica e irrigua, abitazioni sparse e centri abitati, organizzazione spaziale dell’attività agricola)
- sistemazioni idraulico-agrarie e forma e dimensione degli appezzamenti
- assetto vegetazionale, colture praticate, forme di allevamento.

La significatività sarà stabilita in base alla possibilità di ricondurre ad un’epoca storica sufficientemente definita gli elementi richiamati. Ciò non vuol dire individuare l’epoca precisa in cui un paesaggio storico è stato realizzato, ma solo poter stabilire che le sue caratteristiche sono riconducibili a quelle che aveva l’agricoltura in quel territorio anteriormente a una certa data. Va anche considerato che il paesaggio sarà in ogni caso il risultato del sovrapporsi di interventi attuati in vari momenti storici e quindi si potrà nella maggior parte dei casi far riferimento ad elementi riconducibili a momenti diversi della storia di un territorio e delle comunità che in esso si sono insediate.

Nella candidatura dovranno essere chiaramente posti in evidenza quali siano gli elementi di significatività storica del paesaggio e dovranno altresì essere citate le fonti che consentono di attestarla.
Alla candidatura dovrà essere allegata una lista di pubblicazioni, opere artistiche, o altra documentazione che testimonia la storia dell’area e la sua importanza.
La significatività storica potrà essere attestata:
- da documenti storici, archivistici, cartografici e iconografici che riguardano direttamente il paesaggio considerato;
- dalla similarità a paesaggi individuabili in documenti storici, archivistici, cartografici e iconografici relativi ad altri territori;
- dalla memoria e dalla tradizione locale;
- dalla presenza di colture, varietà, specie e razze animali riconducibili a quelle del passato.

La significatività si riferisce all’insieme dei “valori” espressi dal paesaggio, ma può essere ricondotta a tre concetti fondamentali:
 persistenza
 unicità
 integrità

Persistenza
La persistenza riguarda la possibilità di individuare nel paesaggio contemporaneo assetti paesaggistici riconducibili ad epoche precedenti, con ordinamenti colturali caratterizzati da una presenza continua e forti legami con i sistemi sociali ed economici locali che li hanno prodotti. Nella proposta di candidatura dovrà essere posta in evidenza la persistenza storica sia dell’assetto insediativo sia delle forme paesaggio rurale . Per la candidatura rivestono comunque maggiore rilevanza gli ordinamenti colturali e la struttura del paesaggio rurale rispetto agli elementi insediativi.
Unicità
L’unicità non è un requisito obbligatorio per l’iscrizione nel Registro che ha soprattutto un carattere inventariale, ma aggiunge valore alla significatività del paesaggio. L’unicità dovrà essere indicata dai proponenti facendo riferimento al contesto storico e territoriale ove ricade un certo paesaggio e potrà essere relativa alla presenza di singoli elementi (le colture promiscue, esempi di bonifiche antiche, sistemazioni idrauliche ecc.) o alla compresenza di tutti gli elementi di un sistema agrario del passato o al mosaico paesaggistico. Potrà essere giustificata anche proponendo una valutazione comparativa con altri paesaggi dello stesso tipo.


martedì 23 dicembre 2014

MOSTRA FOTOGRAFICA PATRIARCHI DELLA NATURA -



RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
QUESTE SPLENDIDE FOTO DA S. GUIDI
 ISPRA EMILIA ROMAGNA




PLATANO PALESTRINA




CARPINO BIANCO BRACCIANO


QUERCIA DA SUGHERO VELLETRI




FICO DI CANALE MONTERANO



TAURASI - FRA LE VITI PIU' ANTICHE D'ITALIA - UNA FOTO DA SERGIO GUIDI ISPRA E.R.

NE HANNO PARLATO I GIORNALI E LE RIVISTE E ANCHE NOI IN ALTRI POST
QUI UNA FOTO DI SERGIO GUIDI DAVANTI ALLA FAMOSA VITE





SERGIO GUIDI ISPRA E.R. E ASSOCIAZIONE I GRANDI PATRIARCHI
IN POSA DAVANTI ALLA VITE DI TAURASI
UN METRO DI CIRCONFERENZA

SEMBRA CHE SI TRATTI DI SIRICA
NON AGLIANICO