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ENVIRONMENT AND OLD LANDSCAPE

BENVENUTI NEL BLOG DI TERREALTE.ORG DEDICATO AL PAESAGGIO - QUI TROVERETE UNA RACCOLTA DI FOTO SUL PAESAGGIO ITALIANO ANTICO (ARCHEOLOGIA DEL PAESAGGIO E BOTANICA) IN PARTICOLARE SULLE VITI MARITATE (OLD LANDSCAPE )

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giovedì 12 gennaio 2017

PAESAGGIO AGRARIO STORICO DELLE AREE INTERNE APPENNINO



PAESAGGIO AGRARIO STORICO
DELLE AREE INTERNE DELL’APPENNINO
Appunti di storia del territorio ed evoluzione del paesaggio

di Riccardo Conti
associazione terrealte.org

AGOSTO 2003


FOTO R. CONTI
 MANDORLI  PRESSO IL VELINO, MARSICA

 FOTO R. CONTI

CAMPI APERTI PELTUINUM

FOTOR.CONTI
CAMPI APERTI NAVELLI TUSSIO


NEVICATA GENNAIO 2017
azienda agricola Scolastici di pieve di torina


PAESAGGIO AGRARIO STORICO
DELLE AREE INTERNE DELL’APPENNINO
Appunti di storia del territorio ed evoluzione del paesaggio

di Riccardo Conti
associazione terrealte.org



Come possono l’agricoltura o l’insediamento umano, le scelte storiche, produttive o insediative “produrre paesaggio”? Cosa significa “produrre paesaggio” e, correlativamente, si può ritenere che il paesaggio produca e determini scelte produttive o di sviluppo, oltre che ,naturalmente, insediative ?
L’agricoltura, ad esempio, e  le attività ad essa tradizionalmente connesse e collegate offrono strumenti per lo sviluppo cosiddetto sostenibile (al di là del significato oggi assunto dall’espressione sviluppo sostenibile: ormai sottoposto ad un vero logoramento semantico).
Già la progettazione d’interventi basati sulla valorizzazione di “cultivar autoctone” [1]crea o può creare un effetto d’annuncio con connessi schieramenti, opposizioni, polemiche, approvazioni.
In Appennino queste riflessioni sono già molto avanzate almeno in ambito accademico, di ricerca o nel settore dello sviluppo agricolo.[2]
L’agricoltura permette di valorizzare la complessità e la varietà biologica o - come si dice oggi – la biodiversità, la qualità ambientale, il recupero di un codice genetico dell’identità dei luoghi, nonché di comprendere i processi di trasformazione di lungo periodo. Si pensi in questo caso agli studi sulle forme di proprietà agraria arcaica nella Roma repubblicana, agli studi di Weber, Wilamowitz, Sereni .[3]
La riflessione sul progetto del territorio rurale (niente a che vedere con contenuti e finalità del ruralismo conservatore) può contribuire nel contempo a stabilire limiti, proporzioni, regole di sviluppo e riordino fondiario e degli insediamenti urbani. La riflessione sulla qualità della vità, oggi avanzatissima  per via dell’elaborazione in ambito statistico ed economico di indicatori sintetici della stessa, ci ricollega alla “psicourbanistica” di Guy Debord.

Ormai in molte città italiane e nel resto del mondo si parla di nuove opzioni per il “governo del territorio” come si esprime la nostra novellata e velleitaria Costituzione [4]: ad esempio i piani regolatori ad opzione zero, cioè senza più nulla da costruire, senza consumo di territorio (solo riqualificazione di spazi degradati, aree dismesse e/o marginali , insediamenti a polvere in funzione di “ricucitura”).
L’agricoltura è una prospettiva, anche se non l’unica, per discutere di tutto ciò. In aree montane ed interne , poi, si accentua la sua già nota plurifunzionalità e ciò permette di parlare di scelte produttive (qualità, estensivizzazione, sovranità alimentare, forestazione), di recupero idrogeologico del territorio (sarà problema sempre più attuale con i cambiamenti di clima in atto), di riqualificazione di sistemi insediativi diffusi (e questo è tema particolarmente importante per zone interne dell’Appennino che vivono di e con il loro territorio dalla fondazione), di servizi integrati con l’ambiente, di turismo sostenibile, di cultura, ricerca e sperimentazione scientifica, di formazione e didattica.

Possiamo dunque confrontare alcune esperienze e pratiche di buon governo maturate in contesto provinciale, nazionale ed europeo? E se non possiamo farlo qual è il motivo?

La rilevante crescita di superficie di area protetta[5] in Abruzzo e nella Provincia aquilana ha condotto all’interno del perimetro dei parchi ambienti rurali connotati da risalenti processi di antropizzazione.

Esistono veri e propri paesaggi agrari storici , sedimentate testimonianze del rapporto d’interazione e d’integrazione dell’uomo con la natura circostante: è il caso, ad esempio del cosiddetto “paesaggio a campi aperti” della Piana di Navelli o dell’Altopiano delle Rocche, ormai recessivo in Italia, perché inscindibilmente connesso alle forme di sfruttamento agrario e alle scelte produttive risalenti, in qualche caso alle popolazioni SAFIN[6](per le quali forse si trattava di forme di sfruttamento comune della terra, turnario e/o pascolivo) oppure al  “saltus” latino o al “pagus” e giunto attraverso l’ “ager publicus” o “adsignatus” e attraverso il latifondo fino alla rivoluzione francese.

A volte, questi paesaggi agrari storici sono o possono rappresentare la ragione stessa dell’esistenza dell’area protetta che non è adeguatamente tutelata dai vincoli paesaggistici previsti dalla legislazione vigente [7]e ciò al di là della definizione internazionale di area protetta, che prevede anche aree protette tutelate per ragioni di tutela integrata di natura, cultura e identità antropologica.
In sostanza, anche se gli amministratori pubblici locali non sempre mostrano di comprenderlo, potrebbero essere l’unica ragione per attrarre investimenti e turismo attraverso il circuito virtuoso cultura-ambiente-storia-turismo-ricettività-università-agricoltura-allevamento .-.[8] [9]

Altro problema, a cui sembra prestare attenzione una minoranza di persone è quello della protezione delle aree non protette. Se può entro certi limiti considerarsi acquisita una qualche forma di protezione delle aree protette (ufficialmente considerate tali dalle norme vigenti) resta tuttavia aperto il problema di qual è l’autorità titolata ad occuparsi e controllare il “governo del territorio” nelle aree non protette da alcun vincolo.
Non ci si riferisce solo e non tanto alle aree contigue alle aree protette che, come noto, per riverbero, qualche forma di protezione indiretta hanno, ma proprio ad un paesaggio agrario non protetto in alcun modo che, anche se recessivo, ancora esiste in Italia.
Il titolare dell’interesse giuridico a proteggere e tutelare non è lo stesso chiamato a promuovere.
Che ruolo può svolgere un Sindaco in tali aree, sottoposto com’è solo ad interessi ed appetiti locali? Gli interessi diffusi distillati dalla giurisprudenza non hanno se non limitata capacità di incidere ed essere rappresentati, legati come sono ad organizzazioni che sempre più (sociologicamente) assomigliano ad istituzioni e, quindi, hanno perso, se mai hanno avuto, il carattere di alterità e terzietà necessario a svolgere compiti così impopolari come vietare la costruzione di un capannone industriale in una piana “storica” o un insediamento di una fabbrica di tonno in  zone montane (casi storicamente avvenuti molte volte in Italia). [10]. Il paradigma per comprendere la situazione concreta potrebbe essere il tentativo di effettuare un accesso a documentazione amministrativa ex l. 241 in assenza di un titolo di proprietà di un terreno in zona. Ma potrebbe essere interessante anche la situazione di richiesta di accesso anche in presenza di un titolo di proprietà!

Dunque conservare ambienti rurali ed agrari come “ambiente naturale”, antropizzato o meno, significa per questi luoghi speciali salvaguardare testimonianze tangibili di identità dei luoghi, delle comunità, delle persone singole.
I processi di rielaborazione e riuso possono impedire la “museificazione” dei segni della storia evitando l’illusoria strada costituita dalla sola area parco/area protetta. Se non altro perché possono favorire  il presidio umano della aree interne e montane che è un po’ l’acquisizione piu’ significativa degli ultimi anni . La prima forma di salvaguardia della biodiversità è la presenza dell’uomo in montagna.

Vengono comunemente individuate due forme di paesaggio rurale ed agricolo: i) quella dell’abbandono[11] delle aree marginali interne e ii) quella del conflitto tra usi tradizionali e usi turistici o produttivi che è quella del conflitto tra  cosiddetti “insiders” ed “outsiders”. Il problema maggiore delle aree interne dell’Appennino è il verificarsi di una terza ipotesi quella iii) dello scambio dei ruoli in cui insiders ed outsiders si scambiano i ruoli reciproci e i locali, pur non avendo in alcun modo riflettuto sul loro sviluppo economico di lungo periodo adottano strategie e convinzioni che vanno contro il loro interesse mediato diretto (quello immediato diretto ed indiretto, aumentare il reddito individuale, è sempre tenuto presente).

Mentre nell’ipotesi i) ed in quella ii) si può intervenire con una pluralità d’interventi e con la pratica di nuovi paradigmi di sviluppo economicamente, socialmente ed ecologicamente sostenibile utilizzando tutte le metodiche sperimentate in ambito Agende 21 locali o altri piani di sviluppo come quelle che vanno sotto il termine di “formazione della partnership   [12] nell’ipotesi iii) tutto ciò non è possibile e occorre trovare nuovi metodi d’intervento. Se può essere d’aiuto alla riflessione, in questo contesto si dovrebbe dedicare attenzione alla nozione utilizzata in antropologia di “coesione sociale”. Le aree dell’ipotesi iii) sono quelle che studiosi di vari campi hanno individuato, più come intuizione che con concettualizzazioni empiricamente provate, come aree a “bassa o assente coesione sociale” , con presenza pervadente di strutture sociali antiche sopravvissute e trasformatesi in freno allo sviluppo (ad esempio i vecchi apparati di mediazione politica ancora in bilico tra feudalesimo e notabilato locale?).[13]

I paesaggi rurali tradizionali costituiscono, nella loro identità, nella loro integrità, nel loro contenuto di biodiversità, la trama, l’ordito ed il tessuto vitale del più ampio paesaggio storico (storico-culturale: cfr.: definizione Unesco e Icomos) .
I paesaggi rurali tradizionali sono parte integrante del patrimonio culturale e demo-etno-antropologico della comunità nazionale ed europea.
In Italia i paesaggi rurali tradizionali costituiscono una delle principali ricchezze culturali e riserve di biodiversità delle varie regioni e realtà locali.
Essi si accompagnano sovente a pratiche agronomiche e colturali o di allevamento rispettose dell’ambiente che permettono la conservazione, nel lungo periodo, delle risorse naturali ed economiche. Mantengono la qualità dei suoli, impediscono l’erosione, preservano la quantità e la qualità delle acque sotterranee e l’armonica conservazione del reticolo idrico superficiale. Sono paesaggio “culturale”.
Ogni singolo paesaggio rurale tradizionale possiede una specifica e differenziata organizzazione spaziale con valenze percettive e scenico-visuali che favoriscono l’identificazione dei gruppi sociali con il territorio e i suoi insediamenti.
I paesaggi rurali tradizionali costituiscono una delle principali e più generalmente riconosciute risorse turistiche per le aree circostanti e quelle integrate.
Infine la tutela dei paesaggi rurali tradizionali può essere ottenuta mediante l’individuazione e la conservazione dei valori agronomici, biologici ed etnografici di ogni componente e attualizzandone la funzione economica e culturale, in una visione che superi la mera impostazione ecomuseale.
Di questi paesaggi restano rari e sempre più minacciati esempi anche in Abruzzo; essi sono minacciati da forme di agricoltura intensiva, di allevamento produttivistico (non produttivo), dall’abbandono e, peggio ancora, dall’urbanizzazione diffusa.
Riteniamo che il paesaggio agrario e rurale tradizionale di date aree dell’Appennino costituisca, nella sua integrità, patrimonio culturale comune europeo e come tale vada tutelato anche in aree non protette con il diretto intervento ed impegno finanziario dell’Unione Europea e dell’Unesco.






[1]  Cioè varietà vegetali già tradizionali dei luoghi , non importate di recente, anche se non necessariamente endemiche
[2]  basti pensare al lavoro svolto negli ultimi anni dal CEDAS (centro documentazione agricoltura sostenibile) e dall’ARSA in Abruzzo.
[3]  Cfr. per tutti …………………………………..
[4] Cfr.: riforma del titolo V Cost. , art……
[5] La definizione stessa di area protetta non è priva di significato: cfr. la classificazione IUCN
[6] Il termine “Safin” (da cui il  latino Sabini) è, credo, oggi acquisito da cultori di varie discipline come sinonimo di popolazione italica racchiudente le varie  denominazioni trasmesseci dagli scrittori greci e latini classici. Un ceppo comune dai Piceni, ai Sabini, agli Osci, agli Umbri, con lievi diversità – dialettali- nella lingua Osca integrati tra loro attraverso il rito del Ver Sacrum (le primavere sacre durante le quali i giovani destinati al sacrificio umano (una forma di controllo demografico-rituale della popolazione) venivano inviati in nuove zone da conquistare.
[7] La normativa attuale – L.1089/1939 – non è in grado……


[10] La stessa storia di alcune organizzazioni ambientaliste nel mondo, non solo in Italia, appare inestricabilmente legata a gruppi di potere e a realtà associative industriali, fra le più potenti e pervasive. Ne hanno in qualche modo espresso uomini, finanziamenti e programmi di normalizzazione comunicativa –eufemismo per esprimere una vera e propria intossicazione dell’opinione pubblica attraverso forme di disinformazione -. Tali organizzazioni poi sono divenute vere e proprie detentrici di monopoli della rappresentanza dell’ambientalismo attraverso una previsione normativa analoga a quella della rappresentanza sindacale (organizzazioni più rappresentative sul piano nazionale?).
[11] a questo è collegata la riflessione sul ruolo degli usi civici e le proprietà e diritti collettivi nel Mezzogiorni d’Italia di cui si occupano e malamente solo i giuristi. Incidentalmente il notariato italiano è l’unico tutore di interessi ambientali in aree del Meridione. Ma a questo è collegata anche la riflessione sull’abbandono puro e semplice che ha causato danni e vantaggi in una prospettiva “ambientalistica
[12] p.es.: basato su sviluppo rimanenti o superstiti risorse locali, natura, cultura, di natura indogena, cioè non imposta dall’alto, con i processi di programmazione bottom-up, condiviso e gestito direttamente da comunità locali.
[13] Per alcune idee contenute nel testo sono tributario al convegno internazionale sul paesaggio rurale storico – Genova 25.6.2002 – cfr. www.parks.it/federparchi/CS.federparchi/CS-2002-06-1/html

PAESAGGIO NATURALE E DETRATTORI PAESAGGISTICO-AMBIENTALI





PAESAGGIO NATURALE
             SERVIZI A RETE E
    DETRATTORI PAESAGGISTICO-AMBIENTALI

FEBBRAIO 2000



L’occasione dell’arrivo del gas metano nelle vallate e nei centri dell’Abruzzo interno induce a qualche considerazione sul rispetto del paesaggio in occasione della realizzazione di investimenti pubblici e/o privati specialmente nel settore dei cosiddetti servizi a rete.

Più in particolare da più parti ci si chiede se nella progettazione definitiva degli interventi previsti (attualmente si tratta della rete di distribuzione del metano nell’Altopiano delle Rocche) si è pensato alla minimizzazione dei cosiddetti detrattori ambientali e paesaggistici.

Proverò a spiegarmi con degli esempi e dei paragoni. La realizzazione di un complesso investimento materiale, quale una rete di distribuzione del gas metano, in zone montane molto interessanti da un punto di vista paesaggistico e naturalistico oltre che turistico rischia di avere un forte impatto visivo sull’area interessata. Si tratta di un detrattore paesaggistico perché, dove gli impianti e le tubazioni non sono interrate , come avviene nei centri storici di struggente bellezza dell’Abruzzo interno, è impossibile eliminarli dal paesaggio circostante. La progettazione degli interventi dovrebbe farsi carico di questo problema con tutta una serie di accorgimenti che, compatibilmente con le prescrizioni tecniche, le Sovrintendenze ai beni culturali e architettonici dovrebbero poter suggerire (penso a coperture standardizzate o in pietra locale. Tale ragionamento dovrebbe estendersi anche ad altri investimenti in reti di distribuzione (es.: le cabine elettriche, tubazioni idrauliche, le linee di alta tensione , gli impianti di distribuzione petrolifera etc).
La normativa tecnica, che vieta di far viaggiare le tubazioni all’interno della muratura non dovrebbe essere d’ostacolo se ben interpretata. Ciò che si paventa è che i deliziosi centri storici e il territorio in genere delle zone interne dell’Appennino possano essere deturpati da un groviglio di tubi del gas (in aggiunta al groviglio di cavi elettrici, alle insegne luminose e ai cartelli pubblicitari).In alcuni centri storici (Toscana, Umbria e in Abruzzo a Pescocostanzo) gli accorgimenti tecnici di cui parlo vengono utilizzati. E’ meglio prevenire che rimpiangere. Il discorso potrebbe e dovrebbe estendersi anche al paesaggio naturale (penso alle piane abruzzesi) non protetto. Non tutti sanno che il “paesaggio a campi aperti” è un retaggio del passato importantissimo che dovrebbe essere tutelato di per sé anche nelle aree non protette (strade paesaggio o, vicino a L’Aquila, la Piana di Navelli e l’altopiano delle Rocche). Queste considerazioni dovrebbero essere fatte quando si interviene in aree paesaggisticamente o naturalisticamente rilevanti indipendentemente dalla VIA o dalla VAS. Ma , quando vado in giro per le nostre contrade , mi avvedo che c’è chi si stupisce nell’apprendere di trovarsi in una zona paesaggisticamente rilevante ( come quel buon BORGHESE GENTILUOMO che si stupiva di parlare  da quaranta anni in volgare, cioè in francese ). Penso in particolare a chi si occupa di costruire o mantenere le strade o alle linee Enel. Quando andiamo all’estero o in altre regioni italiane vediamo che ciò di cui parlo non è un’ubbia di pochi sognatori, ma una realtà acquisita. Perché in Italia ed in Abruzzo non lo si può fare?Vogliamo parlarne?

                                                        Riccardo Conti
                                              Associazione culturale Terre Alte.org




CAMOSCI A ROVERE


CAMOSCIO



ROVERE ABRUZZO ITALIA

venerdì 30 dicembre 2016

SCHEDA PER SEGNALARE VITI ANTICHE O MARITATE

QUI ALLEGATA TROVATE UNA SCHEDA UTILIZZABILE PER COLLABORARE CON NOI

POTETE COMPILARLA E SPEDIRLA A 

segreteria@terrealte.org

o  svilupposostenibile@terrealte.org


scrivete chi siete e recapito vostro


SCHEDA RILEVAMENTO
DI ESEMPLARI DI VITE MARITATA ED ANTICA



Genere e specie:



…………………………………..…………………….
nome comune


…………………….…………………………………………………………
nome scientifico

LOCALIZZAZIONE

……………………………………………………………………………
Comune

…………………..
Provincia

………………………………………………………..
Regione

…………………………………………………........................
frazione / località

………………………………………………………………………………..
ubicazione / indirizzo

…………………................
altitudine s.l.m.(metri)

……………………………………………………………………………………………………………………….
Tipologia: specificare se trattasi di unico esemplare o di più alberi, gruppo, filare etc.

………………………………………………………………………………………………………………………
Eventuali dati cartografici: coordinate geografiche (latitudine/longitudine o UTM)

DIMENSIONE – ETA’ - STRUTTURA

………….…………….……
circonferenza del tronco in cm. (a m. 1,30 dal suolo)
      

……..……….
altezza (metri)


…….………….
età presunta (anni)


………………………………………
eventuale nome  locale della pianta

…………………………………………………………………………………………………………….
eventuali riferimenti per la determinazione dell’età (testimonianze, bibliografia, atti ecc.)

.……………………………………………………….
aspetto e forma della chioma

……………………………………………………...
stato vegetativo e sanitario

………………………………………………………
danni e/o patologie riscontrabili

mercoledì 21 dicembre 2016

BANDI POR FESR ABRUZZO - PUBBLICATI SUL BOLLETTINO REGIONE ABRUZZO



ESEMPI ECODOTTI












BANDI POR FESR ABRUZZO

Sono stati pubblicati oggi sul BURA Speciale n. 153, i due Avvisi afferenti all’Asse VI del POR FESR Abruzzo 2014/2020, per la tutela e valorizzazione di aree di attrazione naturale di rilevanza strategica e per ridurre la frammentazione degli habitat e mantenere il collegamento ecologico e funzionale. A partire dalle ore 9.00 di domani 8 dicembre, dunque, e fino alle ore 12 del 60mo giorno successivo alla pubblicazione) sarà possibile presentare domanda tramite apposita piattaforma informatica all’inditizzo http://app.regione.abruzzo.it/avvisipubblici/ 
Azione 6.6.1: sostegno ad “Interventi per la tutela e valorizzazione di aree di attrazione naturale di rilevanza strategica (aree protette in ambito terrestre e marino, paesaggi tutelati) tali da consolidare e promuovere processi di sviluppo” attraverso il quale la Regione Abruzzo intende concedere sostegno ad interventi finalizzati ad incrementare la fruizione delle aree di attrazione naturale in ragione di un atteso potenziamento e miglioramento della qualità dei servizi offerti alla popolazione residente e ai visitatori. 4,5 milioni di euro è la dotazione finanziaria di questa misura, che prevede  un contributo a fondo perduto fino all’80% del costo ammissibile (ma non potrà superare i 300mila euro per i proponenti in forma singola, e fino a 500mila euro per iniziative proposte da soggetti aggregati, che devono essere almeno 4).
Beneficiari dell’Avviso sono i Soggetti gestori delle aree protette regionali, in forma singola o aggregata (almeno 4 Soggetti gestori).
Le spese ammissibili sono: opere di recupero e riqualificazione, acquisizione di beni immobili, spese tecniche, oneri per la messa in sicurezza, acquisto e installazione attrezzature), arredi e oneri per garanzia fideiussoria.
Azione 6.5.A.2: sostegno ad “Interventi per ridurre la frammentazione degli habitat e mantenere il collegamento ecologico e funzionale” attraverso il quale la Regione Abruzzo intende concedere sostegno ad interventi finalizzati ad incrementare la conservazione degli habitat tutelati e la valorizzazione delle aree SIC. Questa misura ha una dotazione finanziaria di 3 milioni di euro e prevede un contributo a fondo perduto fino all’80% del costo ammissibile (ma non potrà superare i 200mila euro per i proponenti in forma singola, e fino a 300mila euro per iniziative proposte da soggetti aggregati).
Beneficiari dell’Avviso sono i Soggetti gestori dei Siti Natura 2000 non compresi nelle aree protette regionali, singoli o aggregati (almeno 4).
Le spese ammissibili anche in questo caso sono: opere di recupero e riqualificazione, acquisizione di beni immobili, spese tecniche, oneri per la messa in sicurezza, acquisto e installazione attrezzature), arredi e oneri per garanzia fideiussoria.
Per entrambe le Azioni sarà possibile presentare le istanze di partecipazione, tramite l’apposita procedura informatica prevista nei rispettivi Avvisi, a partire dal giorno successivo alla pubblicazione sul BURAT (ossia dall’8 dicembre 2016) e fino alle ore 12.00 del 60mo giorno.


lunedì 28 novembre 2016

ALBERI MONUMENTALI E INIZIATIVE DEI CITTADINI: VI VIENE IN MENTE QUALCOSA?

VI VIENE IN MENTE QUALCOSA CHE POSSONO FARE I CITTADINI PER GLI ALBERI MONUMENTALI??????
LEGGETE QUI SOTTO









DECRETO-LEGGE 12 settembre 2014, n. 133
Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivita' produttive. convertito con modificazioni dalla L. 11 novembre 2014, n. 164

ART. 24

Misure di agevolazione della partecipazione delle comunita' locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio

1. I comuni possono definire con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati, purche' individuati in relazione al territorio da riqualificare. Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l'abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalita' di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. In relazione alla tipologia dei predetti interventi, i comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attivita' posta in essere.
L'esenzione e' concessa per un periodo limitato e definito, per specifici tributi e per attivita' individuate dai comuni, in ragione dell'esercizio sussidiario dell'attivita' posta in essere. Tali riduzioni sono concesse prioritariamente a comunita' di cittadini costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute.


  

LEGGE 14 gennaio 2013, n. 10
Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani

Agli effetti della presente legge e di ogni altra  normativa  in vigore nel territorio della Repubblica, per «albero  monumentale»  si intendono:   
 a) l'albero ad alto fusto isolato o facente parte  di  formazioni boschive naturali  o  artificiali  ovunque  ubicate  ovvero  l'albero secolare tipico, che possono essere considerati come rari  esempi  di maestosita' e longevita', per eta' o  dimensioni,  o  di  particolare pregio naturalistico,  per  rarita'  botanica  e  peculiarita'  della specie, ovvero che recano un preciso riferimento ad eventi o  memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali;
    b) i filari e le alberate di  particolare  pregio  paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi  quelli  inseriti  nei centri urbani;
    c) gli alberi ad alto fusto  inseriti  in  particolari  complessi architettonici di importanza storica e culturale,  quali  ad  esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private.


CONVEGNO 5 DICEMBRE - RICEVIAMO E RIMBALZIAMO

RICEVIAMO E RIMBALZIAMO




SIETE TUTTI INVITATI A PARTECIPARE

martedì 18 ottobre 2016

MURO A SECCO



FOTO FERDINANDO ALTERIO


MURO A SECCO ROCCAPIPIROZZI (ISERNIA) MOLISE - ITALY



Le pietre tolte dai campi agricoli,hanno permesso  al contadino-muratore di costruire  delle macerie a sostegno di terreni e strade del centro storico di Roccapipirozzi   Alta in un contesto che ancora  oggi si può ammirare quasi del tutto intatto

lunedì 10 ottobre 2016

NUOVE FOTO DA VENAFRO - FERDINANDO ALTERIO INVIA BELLE FOTO E I SUOI CONTRIBUTI



foto  di un plurisecolare pioppo nero  posto in località Rintorto della pianura di Venafro.I campi, intorno al pioppo,  nel passato erano destinati alla coltivazione di cereali. I mietitori trovano sotto la chioma  ombra buona  nelle pause concesse durante la raccolta


FOTO FERDINANDO ALTERIO



Il pioppo nero di località Rintorto Venafro-Circonferenza a petto d'uomo 7 metri ,altezza e larghezza chioma quasi 40 metri


VALLECUPA DI VENAFRO
FOTO DI FERDINANDO ALTERIO



I CEPPI DI VITE, NEI MODERNI VIGNETI, DIVENTANO SEMPRE PIU' PICCOLI E HANNO SPAZI LIMITATI.
IN PASSATO INVECE CI SI PREOCCUPAVA DI SOSTENERE E ACCOMPAGNARE LA CRESCITA DELLA PIANTA






FOTO: FERDINANDO ALTERIO



Nella storica riserva di caccia dei Borboni  di Torcino, ancora si possono osservare delle peculiarità botaniche  che sono testimonianza  dello scomparso  bosco ove pascolavano  i cinghiali di Venafro  preda favorita nelle cacce invernali dei  Re di Napoli e dei Savoia. Nella foto una farnia e un frassino maggiore



foto ferdinando alterio


foto di Pioppo bianco o gattice.
La specie è dioica cioè a sessi distinti ;
l'esemplare della foto è di sesso maschile.

L' albero si trova in località Pietrabianca del comune di Venafro


clicca qui per:
UN SITO INTERESSANTE



mercoledì 5 ottobre 2016

VITE SELVATICA : NUOVE ACQUISIZIONI





Nelle viti selvatiche il futuro della nostra viticoltura



L’affermazione forse è un po’ criptica, ma il significato è preciso. La ricerca sulle viti selvatiche in Europa, che ha avuto una grande accelerazione nel convegno che si è tenuto nello scorso anno presso il Podere Forte, sta fornendo una grande messe di dati relativamente ai rapporti genetici tra queste piante che vivono ancora allo stato selvatico ed i vitigni coltivati. Si sta facendo sempre più strada una nuova ipotesi alla base dell’origine delle varietà, che rende sempre meno credibile la cosiddetta teoria migratoria per la quale i vitigni sono il risultato del lungo viaggio che gli uomini hanno compiuto da oriente ad occidente, tanto cara all’idealismo ottocentesco.

I sempre più numerosi riscontri molecolari che mettono in collegamento genetico qualche vite spontanea con qualche vitigno, spesso minore e dimenticato, ci evidenzia il ruolo fondamentale svolto dai nostri antenati nella domesticazione della vite e stabiliscono un rapporto molto stretto tra luogo e vitigno, rapporto che in base a queste conoscenze assume significati nuovi anche nella gestione del vigneto che potrà in futuro essere sempre più in armonia  con ambiente  e quindi sempre meno sottoposto a concimazioni e trattamenti. E' quindi fondamentale la conservazione di queste piante selvatiche fortemente minacciate dall’erosione (deforestazione, incendi, apertura di nuove strade, pulizia canali, etc) anche con la creazione di collezioni presso aziende private che assumono il ruolo di custodi della biodiversità.

FONTE: PODERE FORTE PROF. SCIENZA